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Forza Italia e Pd, quali sarebbero le loro responsabilità sul Crollo del Ponte di Genova?

“Non è un caso che Forza Italia e Partito Democratico abbiano deciso di schierarsi dalla parte dei Benetton preoccupandosi delle azioni di Atlantia invece che della richiesta di giustizia e di sicurezza che arriva da milioni di italiani. Negli anni sono stati proprio i governi di centrodestra e centrosinistra a costruire un sistema insano di favori alle concessionarie, contribuendo in maniera determinante ad arricchirle a discapito della manutenzione delle nostre infrastrutture”. 

Questa è la dichiarazione del Movimento 5 Stelle sul loro blog.

“Va ricordato – affermano – prima di tutto che Atlantia, oltre a controllare Autostrade per l’Italia, controlla anche l’impresa di costruzioni Pavimental e che il Gruppo Gavio, l’altro grande concessionario privato delle nostre autostrade, oltre a controllare SIAS controlla anche l’impresa di costruzioni Itinera. Queste imprese di costruzioni sono tra le principali italiane e sono cresciute proprio grazie ai lavori di manutenzione che vengono loro affidati “in house” da Atlantia e SIAS. Prima dell’entrata in vigore del cosiddetto Codice dei Contratti Pubblici (aprile 2006) una norma prevedeva infatti la possibilità che i lavori relativi alle concessioni (tutte, non solo autostradali) venissero affidati direttamente senza gara d’appalto a evidenza pubblica fino al 60% del loro importo, con obbligo di bando pubblico solo per il 40%. Su tale norma la Commissione Europea aprì una procedura di infrazione contro l’Italia e la norma incriminata venne modificata dal Governo Prodi (D.L. 262/2006) obbligando i concessionari ad appaltare con bando pubblico il 100% dei lavori. Due anni dopo il Governo Berlusconi (DL 207/2008) una volta chiusa la procedura di infrazione tornò alla situazione precedente e quindi alle concessionarie autostradali venne nuovamente consentito di affidare alle loro imprese di costruzioni fino al 60% del totale dei lavori, con decorrenza dall’1 gennaio 2009″.

Continuano: “Successivamente il Governo Monti (DL 1/2012) ridusse tale percentuale al 50%, obbligando quindi ad appaltare il residuo 50% dei lavori da realizzare, e programmò di ridurre ulteriormente la percentuale dei lavori “in house” al 40%, con decorrenza dall’1 gennaio 2014. Il Governo Renzi finse di intervenire con il cosiddetto Nuovo Codice degli Appalti (DLgs 50/2016) e di programmare una ulteriore riduzione al 20%, con decorrenza dall’aprile 2018, ma fu un emendamento all’ultima Legge di Bilancio dello stesso Pd, a prima firma Borioli, che introdusse una specifica deroga per “i titolari delle concessioni autostradali non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara a evidenza pubblica secondo il diritto dell’Unione Europea” e quindi proprio per Autostrade per l’Italia e SIAS. Tale deroga prevede che per questi soggetti la percentuale di affidamenti “in house” ritorni al 40% (quindi di fatto quella al 20% non è mai entrata in vigore). La scusa del favore alle concessionarie autostradali è il rischio occupazionale delle imprese collegate ai concessionari che vedendo diminuire i propri ricavi avrebbero dovuto licenziare personale. Nella realtà l’emendamento ha prodotto una seria restrizione della libera concorrenza tra imprese e di conseguenza una distorsione del mercato a favore – tra gli altri – dei gruppi imprenditoriali facenti capo ai Benetton e ai Gavio, i quali, perciò, oltre a guadagnare dalla gestione delle autostrade guadagnano dalla realizzazione delle manutenzioni”.

Per finire: “Ma non bastano i favori espliciti della politica, dato che le società concessionarie per prassi si fanno riassegnare in subappalto alle loro società di costruzione anche parte dei lavori di manutenzione messi a gara con evidenza pubblica, oppure “chiedono” alle imprese che si aggiudicano tali lavori di acquistare da loro i calcestruzzi, gli asfalti, gli inerti e di noleggiare macchinari e attrezzature. Da fine anni Novanta lo Stato ha di fatto rinunciato a controllare i gestori delle autostrade di cui è proprietario e ha costruito attorno a queste concessioni un sistema putrido che assomiglia molto ad uno scambio di favori: io lascio a te enormi profitti in monopolio, tu mi sostieni politicamente quando serve. Purtroppo per loro, però, l’era dei “prenditori” che hanno spolpato il Paese volge al termine. Con il Governo del Cambiamento tutte queste vergognose isole di privilegio verranno scoperchiate ed eliminate, così che i servizi pubblici possano tornare ad essere un valore aggiunto per cittadini e imprese oneste”.

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Barbara D’Urso: il Mistero sui suoi Figli

In un’intervista alla rivista Panorama, Barba D’Urso ha parlato di diversi temi riguardanti la politica, il suo lavoro televisivo e la sua vita con i suoi due figli, definendoli come il suo “unico vero motivo di vita”.

A tal proposito, la conduttrice, in merito all’assenza di foto pubbliche che la ritraggono insieme ai sue figli, dichiara che Gianmauro ed Emiliano, nati dal matrimonio con l’ex marito Mauro Berardi, “sono riservati, non vogliono che influenzi la loro vita e che si sappia che sono i miei figli”.

Inoltre continua dicendo: “Io li guardo crescere e taccio. Con fatica. Gianmauro è medico, fa trapianti di fegato. A ottobre si trasferirà in Giappone per un anno e io sto già soffrendo. L’altra sera gli ho chiesto: ‘Ti prego, una volta fammi venire in corsia nel tuo ospedale, ti vorrei vedere col camice, sarebbe un regalo per me’”. E lui? “‘Mamma sai che non è possibile’”, mi ha risposto. Non solo. La sera, a Roma, c’è stata una tromba d’aria. Mi ha chiamato per comunicarmi che doveva andare a Cosenza con l’aeroambulanza a recuperare un fegato da trapiantare. Ho passato la notte insonne”.

In merito ad Emiliano, che fa il regista, la D’Urso ha tenuto a precisare: “Per carità. So già che con questa domanda si arrabbierà. È più facile che sia io che consulti lui per chiedergli consigli prima di prendere una decisione. È talentuosissimo”.

A quanto pare, la famiglia D’Urso non è così unita come ci si poteva immaginare.

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